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sabato 11 luglio 2009

Il time-to-market potrebbe condizionare l’innovazione nanotecnologica


Nel 1965, Gordon Moore, uno dei due fondatori dell’Intel, osservò che ogni 18 mesi il numero di transistori in un circuito integrato raddoppiava, pronosticando che questo comportamento sarebbe continuato nel futuro. Questa osservazione venne più tardi chiamata la legge di Moore, anche se ovviamente non è una legge fisica come la leggi della termodinamica e la sua validità sarà molto probabilmente limitata nel tempo. La longevità della legge di Moore è strettamente collegata al principio dello scaling, secondo il quale, riducendo le dimensioni critiche del transistore MOS nella stessa proporzione, si diminuisce oltre l’area del transistore e la sua potenza dissipata, anche la sua velocità.
Le tecniche dello scaling, a partire dal loro inizio, hanno rappresentato una strategia di produzione industriale fondamentale per migliorare le prestazioni e ridurre il costo dei circuiti integrati.
Possiamo osservare che nel 1972 la litografia più avanzata era in grado di stampare linee di 6 µm, mentre oggi la nanoelettronica con gli ultimi microprocessori viaggia su dimensioni intorno a 45 nm, riducendo, in 38 anni, l’area di un transistore di circa 20.000 volte.
Le aziende che operano nel settore produttivo dell’elettronica di consumo conoscono bene il valore delle competenze specialistiche interne e il prezioso contributo che molti documenti tecnici portano all’interno degli uffici tecnici e delle linee di produzione. Le multinazionali dell’elettronica nonostante siano orientate verso il contenimento dei costi e l'ottimizzazione dell'efficienza, sono costantemente alla ricerca di tecnologie innovative per lo sviluppo di nuovi progetti e la riduzione del time-to-market, ovvero il tempo che intercorre dall’ideazione di un prodotto alla sua effettiva commercializzazione.
Il time-to-market comprende le fasi di studi di mercato, gli studi di fattibilità, l’ingegnerizzazione, la creazione di un prototipo, la produzione in larga scala, l’immissione sul mercato. All'inizio di un progetto, i progettisti si impegnano per comprendere i vincoli che condizionano il problema, sia esso la costruzione di un oggetto o un'applicazione di un sistema più complesso. Questi vincoli includono le risorse disponibili, le prospettive per il futuro ed i limiti fisici o tecnici del sistema da progettare. Analizzando i suddetti vincoli, gli ingegneri lavorano per tradurre i requisiti in specifiche, disegni e controlli della qualità, necessari a soddisfare i requisiti richiesti per un determinato campo di impiego e per la realizzazione della componentistica da eseguire.
L’imperativo categorico delle multinazionali dell’elettronica e dell’informatica è di ridurre i costi, ottimizzando il tempo dedicato alla progettazione, allo sviluppo, ai processi di produzione e alla manutenzione; di aumentare l’innovazione, attraverso la collaborazione digitale che permette di concettualizzare e testare numerose alternative e soluzioni possibili; di migliorare la reattività sfruttando competenza e know-how e condividendo la conoscenza in tutta l’azienda; di ottimizzare l’efficienza attraverso test sui prodotti digitali, pianificando i processi produttivi dalle fasi iniziali della progettazione al prodotto finale; di migliorare la collaborazione, riunendo processi e competenze di tutta l’azienda per migliorare la creatività e l’efficienza.
Infine, ma non per ultimo la riduzione del time-to-market, ottimizzando tutti i processi dalla fase di progettazione alla fase di produzione, riadattando progetti esistenti, diminuendo gli errori di progettazione, accorciando la fase di prototipazione e snellendo il processo di assemblaggio.
Quanto più un prodotto è innovato, tanto più difficile è per i concorrenti copiarne le caratteristiche, quindi il time-to-market sta diventando sempre più frequentemente il fattore discriminante fra successo e fallimento per i prodotti elettronici di largo consumo.
E’ proprio il time-to-market che può innescare la miccia del dubbio, infatti, la rapidità di progettazione richiesta da un time to- market in costante decrescita è incompatibile con la necessità di aggiungere al prodotto le più ricercate funzionalità richieste dal mercato.
Funzionalità raggiungibili, ad esempio, nel campo della nanoelettronica attraverso un nuovo e più miniaturizzato microprocessore, assecondando le strategie di scaling, la cui adozione però richiede un certo tempo per poterne assimilare le nuove caratteristiche, con opportuni tempi di analisi e sintesi progettuale e serie verifiche di collaudo.
L’esigenza di comprimere il time-to market diminuisce di conseguenza il tempo che ogni progettista ha per migliorare il proprio progetto, mettendo a rischio la naturale evoluzione tecnologica.
Il problema sta proprio nella locuzione time to market, ovvero nell'idea di mettere le novità sul mercato nel modo più veloce possibile, per approfittare della risonanza globale data dal lancio di un prodotto innovativo, attraverso le attuali le reti di comunicazione.
Possiamo, in conclusione, asserire che la grande vittima di questa fretta è spesso la qualità, con la possibilità non tanto remota di mettere nelle mani degli utenti finali prodotti non sempre efficienti, facendo fare all'utente stesso un lavoro di collaudo che non gli compete.