martedì 6 maggio 2014
Nanotecnologie a Cetraro
La prossima Conferenza internazionale sulle nanotecnologie e nanoscienze – NANOPLASM 2014 – si terra’ in Calabria dal 16 al 20 giugno 2014 a Cetraro in provincia di Cosenza. Si tratta di un evento scientifico di portata internazionale che vedra’ l’intervento di numerosi scienziati provenienti da tutto il mondo, i quali si confronteranno su tematiche di alta rilevanza scientifica, che riguardano le nanoscienze e le nanotecnologie applicate ai diversi ambiti della medicina della biologia e delle telecomunicazioni. L’evento sarà presieduto dal Prof. Giuseppe Strangi (cirotano ed assiduo lettore de IlCirotano), professore ordinario e direttore del centro di ricerca NANOPLASM presso la prestigiosa universita’ americana di Case Western Reserve University a Cleveland (USA). Il prof. Strangi e’ anche membro del Consiglio Nazionale delle Ricerche CNR e professore associato presso l’Universita’ della Calabria.
lunedì 5 maggio 2014
Sondaggio online del progetto europeo NanoDiode
La tua opinione sulle nanotecnologie:
COMPILA E DIFFONDI IL SONDAGGIO NANODIODE (clicca qui)!
Le nanotecnologie sono considerate una delle tecnologie abilitanti chiave per lo sviluppo scientifico ed industriale europeo del prossimo futuro e già oggi sono utilizzate in diversi prodotti presenti sul mercato.
La conoscenza delle preferenze dei cittadini per quanto riguarda la ricerca ed innovazione nelle nanotecnologie è fondamentale per garantire un loro sviluppo responsabile.
Per questo motivo, il progetto europeo NanoDiode invita tutti a partecipare al sondaggio online dedicato alla raccolta delle opinioni dei cittadini Italiani ed Europei circa priorità, speranze e preoccupazioni riguardo alle nanotecnologie, per promuovere ed indirizzare la ricerca e innovazione in questo ambito verso obiettivi di effettiva rilevanza e valore sociale.
I risultati dell'indagine costituiranno la base per le future attività di NanoDiode e contribuiranno ad ispirare le attività di ricercatori, imprese, decisori politici nazionali ed europei impegnati in questo ambito.
Il breve sondaggio è disponibile in Italiano ed altre otto lingue europee.
Facci sapere cosa pensi delle nanotecnologie!
Partecipa ed invita a partecipare al sondaggio NanoDiode!
La conoscenza delle preferenze dei cittadini per quanto riguarda la ricerca ed innovazione nelle nanotecnologie è fondamentale per garantire un loro sviluppo responsabile.
Per questo motivo, il progetto europeo NanoDiode invita tutti a partecipare al sondaggio online dedicato alla raccolta delle opinioni dei cittadini Italiani ed Europei circa priorità, speranze e preoccupazioni riguardo alle nanotecnologie, per promuovere ed indirizzare la ricerca e innovazione in questo ambito verso obiettivi di effettiva rilevanza e valore sociale.
I risultati dell'indagine costituiranno la base per le future attività di NanoDiode e contribuiranno ad ispirare le attività di ricercatori, imprese, decisori politici nazionali ed europei impegnati in questo ambito.
Il breve sondaggio è disponibile in Italiano ed altre otto lingue europee.
Facci sapere cosa pensi delle nanotecnologie!
Partecipa ed invita a partecipare al sondaggio NanoDiode!
giovedì 1 maggio 2014
Finale nazionale FameLab Italia - 3 maggio 2014 - Perugia
La terza edizione italiana del contest internazionale FameLab (www.famelab-italy.it), il talent show della scienza, entra nella fase conclusiva con una attesissima finale che decreterà il campione italiano della scienza raccontata in 3 minuti.
A contendersi il titolo saranno i 14 finalisti che hanno superato le selezioni locali di Ancona, Genova, Milano, Napoli, Perugia, Trento e Trieste.
Si sfideranno il 3 maggio 2014 a Perugia presso il Teatro Pavone in una giornata all'insegna di scienza e divertimento.
La preselezione si svolgerà alle ore 10 e decreterà i 7 finalisti selezionati che gareggeranno nella finalissima.
La finalissima si svolgerà alle ore 21 e sara condotta da Federico Taddia, con la presenza straordinaria dell'astronauta Paolo Nespoli e improvvisazioni musicali a cura di Gabriele Mirabassi.
Il vincitore, scelto da una giuria di scienziati e giornalisti, volerà a Cheltenham per sfidare dal dal 3 al 5 giugno prossimo i 24 avversari che provengono dal resto del mondo.
L'ingresso è libero fino ad esaurimento posti per entrambe le fasi.
martedì 1 aprile 2014
Ti serve un paio di scarpe? Te le stampo in 3D
Uno dei più eminenti filosofi del linguaggio del secolo scorso diceva che non si può evitare di comunicare: ognuno di noi, anche con un semplice sguardo, un piccolo gesto, trasmette e condivide qualcosa con gli altri, sempre. È arrivato però il momento di aggiungere che non si può non produrre: anche senza fabbrica o industria, anche senza particolari competenze tecniche, è possibile realizzare un oggetto in piena autonomia, limitandoci a pigiare un semplice tasto.
Per farlo basta avere in casa una stampante 3D. Tecnicamente si tratta di una macchina che non si limita più a replicare un’immagine o un testo su un materiale piano, ma può realizzare qualsiasi modello in tre dimensioni: dai prototipi agli oggetti riprodotti in scala, fino alle protesi mediche. Le “cartucce” di stampa sono composte nella maggior parte dei casi da filamenti utilizzati per la creazione del materiale di deposito.
L'idea nasce nel 1998, anno in cui Neil Gershenfeld, direttore del Center for Bits and Atoms del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston avviò un corso universitario intitolato How to Make (Almost) Anything, traducibile in «Come fare (quasi) qualsiasi cosa».
Gli studenti che parteciparono alla prima lezione di Gershenfeld si sentirono come facenti parte dell’equipaggio della nave stellare Enterprise di Star Trek, dove grazie al “Replicatore” si poteva generare qualsiasi cosa.
Quello che in Star Trek era pura fantascienza è oggi diventato realtà ed è noto come “rivoluzione dei Makers” o “Fabing”. In breve tempo dal MIT l’idea di “costruire da soli” si è infatti propagata in tutto il mondo e grazie alla rivoluzione elettronica degli ultimi anni si è trasformata da un’idea innovativa di un istituto di ricerca in una realtà tangibile portata avanti da hobbisti e appassionati di tecnologia.
Sono nati così i primi spazi condivisi basati sulla filosofia del Fabing: i Fab Lab (dall’inglese fabrication laboratory).
Di ciò si è parlato ad «Aula 40», giovedì 20 marzo dalle 10 alle 11,15, in diretta dal Cnr di Pisa e in collaborazione con Punto Radio - sulle frequenze FM 91.1, 91.6 o in streaming su www.puntoradio.fm - avendo come ospiti Simona Bronco, ricercatrice dell’Istituto per i Processi Chimico-Fisici (Cnr); Daniela Giorgi, ricercatrice dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (Cnr); Roberto Scopigno, ricercatore dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (Cnr) e Carmelo De Maria, presidente Fab Lab Pisa, officina che offre servizi personalizzati di fabbricazione digitale. In collegamento telefonico avremo Lorenzo e Luciano Cantini, membri dell’azienda familiare «Kent Strapper» di Firenze. A condurre, come sempre, in studio Massimo Marini.
Per farlo basta avere in casa una stampante 3D. Tecnicamente si tratta di una macchina che non si limita più a replicare un’immagine o un testo su un materiale piano, ma può realizzare qualsiasi modello in tre dimensioni: dai prototipi agli oggetti riprodotti in scala, fino alle protesi mediche. Le “cartucce” di stampa sono composte nella maggior parte dei casi da filamenti utilizzati per la creazione del materiale di deposito.
L'idea nasce nel 1998, anno in cui Neil Gershenfeld, direttore del Center for Bits and Atoms del Massachusetts Institute of Technology (MIT) di Boston avviò un corso universitario intitolato How to Make (Almost) Anything, traducibile in «Come fare (quasi) qualsiasi cosa».
Gli studenti che parteciparono alla prima lezione di Gershenfeld si sentirono come facenti parte dell’equipaggio della nave stellare Enterprise di Star Trek, dove grazie al “Replicatore” si poteva generare qualsiasi cosa.
Quello che in Star Trek era pura fantascienza è oggi diventato realtà ed è noto come “rivoluzione dei Makers” o “Fabing”. In breve tempo dal MIT l’idea di “costruire da soli” si è infatti propagata in tutto il mondo e grazie alla rivoluzione elettronica degli ultimi anni si è trasformata da un’idea innovativa di un istituto di ricerca in una realtà tangibile portata avanti da hobbisti e appassionati di tecnologia.
Sono nati così i primi spazi condivisi basati sulla filosofia del Fabing: i Fab Lab (dall’inglese fabrication laboratory).
Di ciò si è parlato ad «Aula 40», giovedì 20 marzo dalle 10 alle 11,15, in diretta dal Cnr di Pisa e in collaborazione con Punto Radio - sulle frequenze FM 91.1, 91.6 o in streaming su www.puntoradio.fm - avendo come ospiti Simona Bronco, ricercatrice dell’Istituto per i Processi Chimico-Fisici (Cnr); Daniela Giorgi, ricercatrice dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (Cnr); Roberto Scopigno, ricercatore dell’Istituto di Scienza e Tecnologie dell’Informazione (Cnr) e Carmelo De Maria, presidente Fab Lab Pisa, officina che offre servizi personalizzati di fabbricazione digitale. In collegamento telefonico avremo Lorenzo e Luciano Cantini, membri dell’azienda familiare «Kent Strapper» di Firenze. A condurre, come sempre, in studio Massimo Marini.
domenica 16 marzo 2014
CATENE DNA COME PASTA ELICOIDALE
VENEZIA - Le catene corte di DNA, pur avendo una forma assimilabile ad un cilindro nella loro forma di doppia elica, non si comportano come tali quando entrano in contatto e vengono compattate tra loro. Lo rivela l’articolo “From rods to helices: evidence of a screw-like nematic phase” appena pubblicato dall’American Institute of Physics su Journal of Chemical Physics Communications, una delle più importanti riviste scientifiche internazionali. Si tratta di un risultato della ricerca di base che potrà avere implicazioni in vari campi. Achille Giacometti, fisico dell'Università Ca' Foscari Venezia, per spiegare questo risultato utilizza una metafora “gastronomica”: “Se le catene di DNA fossero un tipo di pasta sarebbero cavatappi, non rigatoni. La loro chiralità, cioè la proprietà di non essere sovrapponibile alla propria immagine speculare, fa la differenza quando si tratta di avvicinarle e compattarle”.
Le molecole ‘rigatoni’ tendono a disporsi parallelamente, acquisendo un’organizzazione conosciuta come fase nematica di tipo cristallo liquido. Tuttavia, nel caso del DNA, come hanno dimostrato i ricercatori di un team internazionale che comprende Ca’ Foscari, l’origine elicoidale non può essere trascurata.
“Potremmo definire le catene di DNA come cilindretti dall’anima elicoidale – aggiunge il fisico del dipartimento di Scienze molecolari e nanosistemi di Ca’ Foscari – e una volta compattati si comportano in modo diverso da quanto si riteneva finora, cioè secondo una fase nematica “a vite” che le porta a disporsi parallelamente e affiancate orizzontalmente le une alle altre”.
La differenza tra cilindri-rigatoni ed eliche-cavatappi è evidente nelle visualizzazioni pubblicate nell’articolo scientifico. L’organizzazione nello spazio delle catene di DNA è stata simulata al computer e finora non vista nella realtà in quanto si tratterebbe di esperimenti molto difficili, ma altri esperimenti con eliche estratte da batteri, dette helical flagella, confermano i risultati del team.
Con Giacometti, a firmare l’articolo sono Hima Bindu Kolli di Ca’ Foscari, Elisa Frezza e Alberta Ferrarini dell’Università di Padova, Giorgio Cinacchi dell’Universidad Autonoma di Madrid e Toby S. Hudson dell’Università di Sidney, Australia. Il loro lavoro è stato stimolato da precedenti esperimenti sui processi di auto-assemblaggio di catene corte di DNA, fatti in collaborazione tra l’Università di Boulder in Colorado e l’Università di Milano, e spiega i risultati sperimentali su queste fasi nematiche non convenzionali ottenuti dal gruppo statunitense di Brandeis e pubblicati sulla prestigiosa rivista Physical Review Letters.
Contenuti utili
Animazione delle simulazioni https://drive.google.com/file/d/0BwsCjGyJIlzeZHJrS0RQWEtWS1U/edit?usp=sharing
Nota al video: Inizialmente si vedono tanti colori diversi che indicano il fatto che non c'e' nessuna correlazione tra l’orientamento delle varie eliche. Piano piano le eliche si orientano parallele tra loro, ma anche periodicamente in fase, come visualmente indicato dalle striature che si vedono nel finale.
Immagini dei ricercatori, della pasta e delle simulazioni
https://drive.google.com/folderview?id=0BwsCjGyJIlzecmZWR0M5Y0poNjA&usp=sharing
Aula 40: Smart City, la città che ti aiuta a vivere meglio
Riceviamo un comunicato stampa per la trasmissione radiofonica «Aula40», in diretta dal Cnr dove hanno parlato di Smart cities
Sempre più spesso arriviamo in città dove troviamo indicazioni per sapere dove parcheggiare e quanti posti liberi sono a disposizione. Questo il primo passo che già in molti comuni è stato attuato: semplici cartelli a led, ben visibili, che ci danno informazioni su capienza e disponibilità nei parcheggi più vicini a dove ci troviamo. È un primo passo cui dovrebbero seguirne altri: poter pagare quello stesso parcheggio direttamente sul nostro conto corrente bancario che nostro il telefono cellulare può far comunicare con il parchimetro. Avere una rete wi-fi estesa e gratuita che ci permette di far dialogare i nostri dispositivi portatili con sistemi integrati in città, in grado di offrirci informazioni utili come farmacie vicine, sportelli bancomat e notizie di quel che accade in città.
Il progetto Smart Cities, città intelligenti, nasce a livello mondiale perché mondiale è un dato che ha fatto riflettere molti: dal 2011, per la prima volta nella storia dell’umanità, più della metà (per la precisione il 52,1%) della popolazione mondiale vive nelle città e in aree fortemente urbanizzate. Da qui l’esigenza, avvertita in prima battuta dalle megalopoli mondiali di offrire i primi esempi di implementazione intelligente delle tecnologie al fine di migliorare la vita comune e ridurre gli sprechi negli ambiti più disparati, che vanno dal settore energetico a quello della gestione dei rifiuti.
Anche in Italia le smart cities sono sempre più una realtà: Agordo (Belluno), Riccione e Siracusa sono i tre Comuni italiani «Smart Cities Living Lab» , vincitori della selezione prevista dall’accordo siglato dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) con l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) e indetta lo scorso luglio. Saranno i primi a sperimentare le metodologie e le soluzioni sviluppate nell’ambito del Progetto Cnr «Energia da fonti rinnovabili e Ict per la sostenibilità energetica», trasformandosi in esempi di ‘città intelligenti’, da estendere in seguito nel maggior numero possibile di realtà territoriali.
Sempre più spesso arriviamo in città dove troviamo indicazioni per sapere dove parcheggiare e quanti posti liberi sono a disposizione. Questo il primo passo che già in molti comuni è stato attuato: semplici cartelli a led, ben visibili, che ci danno informazioni su capienza e disponibilità nei parcheggi più vicini a dove ci troviamo. È un primo passo cui dovrebbero seguirne altri: poter pagare quello stesso parcheggio direttamente sul nostro conto corrente bancario che nostro il telefono cellulare può far comunicare con il parchimetro. Avere una rete wi-fi estesa e gratuita che ci permette di far dialogare i nostri dispositivi portatili con sistemi integrati in città, in grado di offrirci informazioni utili come farmacie vicine, sportelli bancomat e notizie di quel che accade in città.
Il progetto Smart Cities, città intelligenti, nasce a livello mondiale perché mondiale è un dato che ha fatto riflettere molti: dal 2011, per la prima volta nella storia dell’umanità, più della metà (per la precisione il 52,1%) della popolazione mondiale vive nelle città e in aree fortemente urbanizzate. Da qui l’esigenza, avvertita in prima battuta dalle megalopoli mondiali di offrire i primi esempi di implementazione intelligente delle tecnologie al fine di migliorare la vita comune e ridurre gli sprechi negli ambiti più disparati, che vanno dal settore energetico a quello della gestione dei rifiuti.
Anche in Italia le smart cities sono sempre più una realtà: Agordo (Belluno), Riccione e Siracusa sono i tre Comuni italiani «Smart Cities Living Lab» , vincitori della selezione prevista dall’accordo siglato dal Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr) con l’Associazione nazionale comuni italiani (Anci) e indetta lo scorso luglio. Saranno i primi a sperimentare le metodologie e le soluzioni sviluppate nell’ambito del Progetto Cnr «Energia da fonti rinnovabili e Ict per la sostenibilità energetica», trasformandosi in esempi di ‘città intelligenti’, da estendere in seguito nel maggior numero possibile di realtà territoriali.
giovedì 30 gennaio 2014
SISSA: Il micro-robot diventerà morbido e si muoverà come un organismo biologico
Comunicato stampa - Robot sempre più piccoli che svolgono le loro funzioni addirittura dentro il corpo umano. Non un sogno fantascientifico ma un orizzonte vicino. A una condizione: la miniaturizzazione di questi dispositivi artificiali richiederà che questi acquistino la stessa “morbidezza” e adattabilità dei tessuti biologici
Trieste, 5 dicembre 2013 -
Dimenticate ingranaggi, stantuffi, e leve: i robot miniaturizzati del futuro saranno “morbidi”.“Se penso ai robot di domani mi vengono in mente i tentacoli del polpo, o la proboscide dell’elefante, più che il braccio meccanico di una gru, o gli ingranaggi di un orologio. Se poi penso a dei micro-robot allora mi vengono in mente i microorganismi unicellulari che si muovono nell’acqua. I robot del futuro saranno sempre più simili agli organismi biologici” spiega Antonio De Simone, che insieme a Marino Arroyo dell’Università Politecnica della Catalogna ha appena pubblicato uno studio sul Journal of the Mechanics and Physics of Solids. De Simone e il suo team della SISSA studiano da anni il movimento degli euglenidi, animali unicellulari acquatici. Uno degli scopi delle ricerche di De Simone - che di recente hanno ricevuto un advanced grant dall’European Research Council di un milione e 300 mila euro - è trasferire le conoscenze acquisite dagli euglenidi nella micro-robotica, un campo che rappresenta una promettente scommessa per il futuro. I microrobot potranno infatti svolgere una serie di funzioni importanti, per esempio per la salute umana, veicolando i farmaci direttamente dove sono necessari, riaprendo vasi sanguigni ostruiti, contribuendo alla chiusura delle ferite e molto altro. Per fare questo i piccolissimi robot dovranno essere in grado di muoversi con efficienza. “Provate a immaginare di miniaturizzare un dispositivo costituito da leve e ingranaggi: non potrete scendere sotto a una certa dimensione limite. Imitando i tessuti biologici invece ci si può spingere fino alle dimensioni delle cellule, ed è proprio questa la direzione verso la quale la ricerca si sta orientando. Noi in particolare lavoriamo sul movimento e studiamo come certi organismi unicellulari molto efficienti nella locomozione si spostano”. Nel loro studio De Simone e Arroyo hanno simulato euglenidi con forma e metodi di locomozione diversi, basati principalmente sulla deformazione e il rigonfiamento del corpo, descrivendone nel dettaglio la meccanica e le caratteristiche dello spostamento che si ottiene. “Il nostro lavoro non solo aiuta a comprendere i meccanismi di locomozione di questi animali unicellulari, ma offre agli ingegneri una base di conoscenze per progettare il sistema di locomozione dei futuri micro-robot”. Il paper di De Simone e Arroyo è stato selezionato per l’edizione speciale di Journal of the Mechanics and Physics of Solids che festeggia i cinquant’anni di attività della prestigiosa rivista.
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