giovedì 3 settembre 2009

Nanotecnologie bottom-up incubo crichtoniano ?


Il romanzo di M.Crichton, Jurassic Park, è stato scelto per avere un’idea precisa delle conseguenze di una scorretta applicazione dell’informatica e delle biotecnologie. La valenza fortemente divulgativa e didattica del racconto crichtoniano è rafforzata dalla netta distinzione tra i fautori di una scienza specialistica, dedita al controllo e alla manipolazione atomica degli oggetti e finalizzata alle necessità del mercato, e gli assertori di una scienza alternativa, ecologica, sistemica, al servizio dell’uomo e delle sue esigenze. Una volta studiato ed approfondito il romanzo, esistono tutte le condizioni per dedurre alcune importanti conseguenze.
Se l’informatica e la genetica possono creare nuovi e inaspettati mostri, come i dinosauri redivivi descritti in Jurassic Park, che si ribellano alla natura condizionata dai tecnici, allo stesso modo anche le nanotecnologie applicate alla medicina ed alla cosmesi possono rivelarsi inaffidabili, pericolose e in ogni caso ipoteticamente non controllabili.
In questo articolo si vogliono analizzare alcune considerazioni pro e contro le nanotecnologie bottom-up, ovvero quelle tecnologie che rappresentano il tentativo di costruire entità complesse sfruttando le capacità di autoassemblamento o di autoorganizzazione dei sistemi molecolari, con un approccio di tipo chimico o biologico, potenzialmente in grado, di creare strutture tridimensionali complesse a basso costo e in grande quantità.
Alcuni, parlamentari europei particolarmente attivi sul fronte degli oppositori al nanotech, affermano di essere preoccupati per i trattamenti a base di nanoprodotti nella cosmesi. E’ necessario sapere se effettivamente la dicitura nanosfere adottate da aziende leader del settore, corrisponde all'adozione di nanotecnologie, in questo caso si dovrebbe mettere a conoscenza del consumatore il pericolo che acquistando in buona fede certi prodotti di bellezza si potrebbe fare da cavie, trovandosi a contatto con nanoparticelle che invece di riparare le cellule e far sparire le rughe, possono essere la causa di irreparabili danni fisiologici.
L'associazione internazionale Friends of the Earth, è convinta che il battage da sollevare su questo tema debba avere una propaganda ed un approfondimento per lo meno simile a quello sugli organismi geneticamente modificati.
Anche gli esperti dell'organizzazione ambientalista canadese Action Group on Erosion, Technology and Concentration (Etc) sono preoccupati, denunciando il concetto che se non è possibile controllare gli organismi geneticamente modificati, allo stesso modo diventa tecnologicamente difficile poter agire nei confronti degli organismi atomicamente modificati.
Anche tra i ricercatori, che pure vedono nelle nanotech la cosiddetta «next big thing», ovvero la prossima rivoluzione tecnologica, ci sono protagonisti di primo piano che esprimono la loro preoccupazione, infatti, affermano che se utilizzate con poca cautela queste tecnologie autoreplicanti rischiano di sfuggire al controllo.
La grande maggioranza della comunità scientifica, invece, è ottimista, infatti, sta affrontando con responsabilità la questione, valutando tutte le implicazioni del caso. Per lei tutti i soggetti contrari al nanotech hanno scelto lo scontro a priori, senza conoscere a fondo l'argomento e senza considerare che le nanotecnologie possono essere un efficace strumento per risolvere questioni cruciali riguardanti sia la salute che l’ambiente.
Greenpeace sceglie un atteggiamento più moderato, decidendo di commissionare un'approfondita ricerca agli esperti dell'Imperial College di Londra, i cui risultati dell'analisi a 360 gradi sono stati pubblicati recentemente in un rapporto di alcune decine di pagine, dove si afferma, con estrema sicurezza, che l'allarme non è giustificato.