domenica 11 aprile 2010

Vernice antigraffio

La scienza che studia l'attrito, la lubrificazione e l'usura di superfici a contatto e in moto relativo tra loro è denominata tribologia. Il suo nome deriva dal greco 'Τριβος' ("tribos") che tradotto significa 'strofinamento' e 'λόγος'("logos") che vuol dire 'ragionamento'.
Questa nuova applicazione della nanotecnologia, permette di realizzare vernici più resistenti ai graffi, infatti, microscopiche particelle ceramiche si induriscono nel forno del reparto verniciatura formando una rete incrociata talmente fitta da proteggere la vernice stessa dai graffi provocati, ad esempio, dalle spazzole di un autolavaggio.
Le particelle si legano tra di loro in modo da creare sulla superficie della vernice una rete molto densa, uniformemente strutturata, in questo modo le nano polveri che di solito, per queste applicazioni, sono a base di ossido di Ferro o di diossido di Titanio, conferiscono alle vernici nelle quali vengono disperse migliori proprietà tribologiche, in altre parole una miglior resistenza al graffio.
Nel video sotto riportato si può osservare come la vernice graffiata viene automaticamente rigenerata.



Fonte video: You Tube (Test della resistenza della vernice antigraffio dell'alimentatore Coolermaster UCP 900W )

sabato 10 aprile 2010

Nasce il vblog di “Dieci alla meno nove”

Il vlog o video blog è un blog che utilizza filmati come contenuto principale, spesso accompagnato da testi e immagini, quindi detto in modo sintetico è una forma di distribuzione di contenuti audiovideo.
Il vblog di “Dieci alla meno nove” si chiama “Vedere per credere” e riporta i più significativi video di scienza in genere e di nanotecnologie in particolare del blog principale.
“Vedere per credere” darà spazio anche a contenuti video che riguardano la matematica, l’architettura, la biologia, ed i vari settori dell’ingegneria.
vai al vblog VEDERE PER CREDERE

OLED per innovare il tachimetro

In attesa dell’Head-Up Display, in altre parole del visore a sovrimpressione o letteralmente "a testa alta", ovvero un tipo di display che permette la visualizzazione dei dati di un veicolo, ad esempio la velocità, senza dover costringere lo sguardo a soffermarsi sui vari strumenti dell’ abitacolo, il settore automotive comincia a sfruttare sempre più la tecnologia OLED.
Il funzionamento dell'HUD è incentrato nel proiettare l'immagine su di un elemento ottico in vetro trasparente detto combiner. Inizialmente la fonte dell'immagine proiettata era uno schermo a tubo catodico (CRT), in seguito gli apparecchi si sono basati sulle nuove tecnologie di micro-display, come i display a cristalli liquidi (LCD), i cristalli liquidi al silicio (LCOS), micro-specchi digitali (DMDs), ed infine i diodi organici fotoemittenti (OLED).
Oggi in campo automobilistico gli utilizzi degli schermi OLED si limitano per ora, come si può vedere nel video, a fantasiose sperimentazioni sui cruscotti con pannelli OLED in sostituzione del tachimetro analogico, questa tecnologia, infatti, confida sulla leggerezza, sul minimo ingombro, sulla luminosità e sulla facilità di lettura dei "diodi organici ad emissione di luce".




Fonte video: http://www.youtube.com/watch?v=eNXlJ0hwnUk

venerdì 9 aprile 2010

Parabrezza nanotech fa bene alla guida

Alcune aziende automobilistiche sono già in grado di costruire uno specialissimo vetro nanotech che grazie a quattro sofisticati trattamenti superficiali modificano le caratteristiche del vetro a livello molecolare. Il primo strato (a contatto con l'aria esterna) a base di biossido di titanio, riesce a filtrare il sole, esercitando sul parabrezza un forte effetto idrorepellente. Nel secondo strato di vetro polveri microscopiche spingono lo sporco ai lati dello stesso, mentre nel terzo strato alcuni sensori puliscono il parabrezza se si supera un livello limite di quantità di acqua o di sporco da smaltire.
Infine il quarto strato è un conduttore di corrente, necessario come alimentazione elettrica per questo parabrezza innovativo, che non ha più bisogno di tergicristalli.
Nel video si nota la differenza tra la parte di vetro del parabrezza trattata con film sottili nanotech e quella normale (nel test metà vetro è trattato, metà no), la maggiore visibilità determina le condizioni per una migliore sicurezza stradale.



Fonte video: http://www.youtube.com/watch?v=Wi26k_SLeMA

Oggi Apple, ieri Olivetti.

La leadership dell'Olivetti nella meccanica dei calcolatori e delle macchine per scrivere aveva attenuato, negli anni sessanta, la capacità di intuire quei deboli segnali, premonitori della imminente rivoluzione microelettronica che avrebbe in poco tempo trasformato il mondo della elettronica applicata.
Nel 1965 l’ingegner Perotto realizzò la “Programma 101”, meglio conosciuta come la “Perottina”, si trattava di una macchina da tavolo con stampante e tastiera incorporati, del peso complessivo di 30 chili, che usava come memoria una scheda magnetica come ingresso ed uscita, e la cosiddetta “linea magnetorestrittiva” al posto dei nuclei ferritici, sostituzione quest’ultima che può essere ricordata come il simbolo di un livello scientifico, per quei tempi, di assoluta avanguardia mondiale.
Questo prodotto informatico, precursore degli attuali pc, adottava un nuovo linguaggio di programmazione, antenato del Basic, basato su sedici istruzioni e stampava su una striscia di carta alla velocità di 30 caratteri al secondo.
Sempre nel 1965 la “ Perottina “ fu esposta al “Bema Show” di New York, che rappresentava una delle più importanti fiere per l’innovazione tecnologica, in quel contesto il pubblico di esperti ed appassionati, trovandosi di fronte al primo computer da tavolo si entusiasmò, a tal punto, che ne furono vendute 44000 esemplari.
Alcune Perottine furono acquistate anche dalla NASA, in quel tempo impegnata con le missioni Apollo alla conquista della luna, mentre le aziende concorrenti che rimasero in un primo momento attonite dalla novità tecnologica, poi cominciarono a copiare i sistemi elettronici del prodotto informatico italiano.
La Hewlett-Packard con la sua proposta “HP-9100”costruì solo un clone della “perottina”, certificandone l’indiscusso primato di originalità progettuale.
Oggi parliamo con insistenza dell’ultimo nato in casa Apple, l’iPad, e non possiamo che augurargli una miglior fortuna sulle sue prospettive di sviluppo, rispetto ai fatali errori di programmazione industriale che oltre 40 fa affossarono un prodotto tecnologico, tutto italiano, dalle enormi potenzialità economiche come la “Perottina”.

giovedì 8 aprile 2010

Touchscreen non solo iPhone

La definizione di touchscreen può essere sintetizzata come un particolare dispositivo, frutto dell'assemblaggio di uno schermo ed un digitalizzatore, che permetta all'utente di interagire con una interfaccia grafica mediante le dita o particolari strumenti.
iBar è un nuovo sistema di superficie interattiva che crea particolari effetti luminosi quando la stessa viene toccata da qualunque tipo di oggetto o ostacolo, permettendo un’interazione dinamica con i movimenti delle braccia e delle mani di quei clienti che si appoggiano a questa avveniristica superficie per bar.




Fonte video: http://www.youtube.com/watch?v=iaKehq6qsdY

iPad fratello maggiore dell’iPod touch

Molti esperti di telefonia mobile dichiarano che l’iPad è un iPod Touch un po’ più grande come dimensioni, con poche e quasi insignificanti differenze di hardware.
Altri autorevoli commentatori hanno definito l’iPad come una batteria gigante con una piccola scheda incorporata, cercando di convincere il mercato che l’ultima novità Apple è un iPod Touch con dimensioni maggiori.
L’ iPod Touch è stato presentato ufficialmente da Steve Jobs il 5 settembre 2007, ad un evento Apple intitolato "The beats goes on", ed è un palmare, spesso utilizzato come lettore di media digitali, composto da memoria flash di 8, 16, 32 o 64 GB.
Ricordo didatticamente che la memoria flash è una memoria a semi-conduttori, non volatile e riscrivibile, in altre parole una memoria che mantiene integri i suoi dati anche se viene sospesa l’alimentazione elettrica.
Quindi la memoria flash è una tipologia di EEPROM, che per le sue prestazioni può anche essere usata come memoria a lettura-scrittura, in quanto immagazzina i bit in cellule di memoria, e i suoi dati rimangono conservati in memoria anche quando l'alimentazione elettrica è interrotta.
Approfondiamo di più l’argomento flash memory, considerando le memorie di tipo NOR.
In questa tipologia di memoria ogni cella è simile ad un MOSFET con due gate, dove il primo è CG (Control Gate) mentre il secondo è chiamato Floating Gate (FG).
Il floating gate si trova tra il CG e il substrato ed è completamente isolato da uno strato di ossido . Poiché il FG è isolato, ogni elettrone che gli passa sopra viene intrappolato, permettendo così di conservare il bit di informazione. Quando gli elettroni si posizionano sul FG, influenzano la tensione di soglia (Vt) della cella, di conseguenza durante un'operazione di lettura, quando si applica una tensione sul CG, la corrente passa in funzione della Vt della cella che è determinata dal numero di elettroni presenti sul FG.
Il valore del bit memorizzato dipende dalla presenza o assenza della corrente sopra descritta, che viene espressa in una sequenza binaria.